Linfonodo Sentinella
La tecnica del linfonodo sentinella è utilizzata in clinica esclusivamente per il carcinoma della mammella e per il melanoma. Si è tentato di applicarla ad altri ambiti, in particolare ginecologico e cutaneo, con scarso successo.
Il linfonodo sentinella è un’entità fisiologico-funzionale, non anatomica: corrisponde al primo linfonodo che drena linfa da quel determinato tumore della mammella.
Linfonodo sentinella ascellare colorato in blu. Fonte: Wikimedia Commons (Will Blake, CC BY-SA 3.0).
Sede
Poiché la mammella drena principalmente verso il cavo ascellare, il linfonodo sentinella è nella maggior parte dei casi localizzato in ascella. I linfonodi ascellari non sono disposti casualmente, ma su tre livelli:
- primo livello, vicino al prolungamento ascellare;
- secondo livello, interposto fra il primo e il terzo;
- terzo livello, in corrispondenza dell’apice del cavo ascellare.
Il linfonodo sentinella è quindi il più spesso un linfonodo ascellare di primo livello. Vanno però considerati anche i linfonodi della catena mammaria interna, che drenano i quadranti interni — soprattutto il supero-interno e in misura minore l’infero-interno — e possono a loro volta essere sentinella. Dato che la maggior parte dei tumori invasivi insorge nel quadrante supero-esterno, il sentinella si trova più spesso nel cavo ascellare.
Il riconoscimento avviene con tecniche scintigrafiche, dunque funzionali: il chirurgo cerca il linfonodo dove riscontra captazione.
➔ Il linfonodo sentinella predice lo stato dei linfonodi ascellari con elevato valore predittivo negativo, superiore al 94%.
Prima del linfonodo sentinella
In passato era fondamentale sapere se i linfonodi ascellari fossero metastatici, perché si riteneva che il carcinoma nascesse nella mammella, si diffondesse ai linfonodi locoregionali e da lì raggiungesse il resto del corpo. Fino agli anni ‘80 l’intervento comprendeva, oltre alla demolizione completa della mammella, sempre la dissezione ascellare completa, con asportazione anche dei linfonodi sopra- e sotto-claveari.
L’approccio era devastante dal punto di vista funzionale: includeva la rimozione del grande e del piccolo pettorale, muscoli importanti per la mobilità dell’arto superiore e perfino per la respirazione, e causava frequentemente danni vascolari e nervosi del cavo ascellare con distruzione del drenaggio linfatico dell’arto. La conseguenza più frequente era il linfedema dell’arto superiore, funzionalmente inabilitante e a sua volta esposto al rischio di neoplasie maligne — in particolare angiosarcomi — a 10-20 anni dall’intervento.
Anche quando si iniziò a proporre interventi più limitati sulla mammella, come la quadrantectomia o le mastectomie sottocutanee, la dissezione ascellare veniva comunque eseguita, mantenendo il rischio di linfedema. Serviva perciò un sistema di predizione dello stato del cavo ascellare, per individuare i soli casi a rischio elevato.
➔ Oggi si procede alla dissezione ascellare solo quando il linfonodo sentinella indica un elevato rischio di metastasi.
🔗 Collegamenti
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- Valore Predittivo del Linfonodo Sentinella — 🔗 base statistica del suo impiego
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- Anatomia della Mammella (Dotti, Lobi e Quadranti) — ⬆️ quadranti e vie di drenaggio