Biomarcatori Plasmatici dell’Alzheimer

Definizione e vantaggi

Negli ultimi cinque anni l’evoluzione tecnologica ha permesso di misurare nel plasma biomarcatori prima misurabili solo nel liquor (vedi Biomarcatori Liquorali dell’Alzheimer). Vantaggi:

  • ridotta invasività (non serve la puntura lombare);
  • maggiore ripetibilità nel tempo;
  • possibilità di applicazione su larga scala.

La performance diagnostica è valutata con la Curva ROC e AUC.

Rapporto Aβ42/Aβ40

Il rapporto Aβ42/Aβ40 plasmatico è più basso nei soggetti con Alzheimer o con amiloidosi cerebrale (diagnosticata con PET amiloide) rispetto ai soggetti con PET amiloide negativa.

Un’altra metodica di laboratorio ha confermato risultati simili calcolando il rapporto con Aβ40 al numeratore: in questo caso i soggetti con amiloidosi cerebrale hanno valori più alti. Le curve ROC mostrano buone aree sotto la curva, ma le tecniche restano complesse e non facilmente applicabili nei laboratori di routine; tra queste la immunoprecipitation mass spectrometry (IP-MS) è una delle più accurate e promettenti.

La β-amiloide è un biomarcatore plasmatico affidabile a condizione di calcolare il rapporto Aβ42/Aβ40, non la sola Aβ42.

Tau totale

Nel plasma non è un biomarcatore utile: c’è una differenza statisticamente significativa tra Alzheimer e controlli, ma non clinicamente significativa per la notevole sovrapposizione dei valori.

Tau fosforilata

Biomarcatore molto più promettente, con applicazione clinica su larga scala ancora in implementazione.

  • Fosfo-tau 181 (tau fosforilata al residuo 181, la stessa misurata nel liquor): livelli plasmatici più elevati nell’Alzheimer rispetto ai sani e anche rispetto ad altre demenze non alzheimeriane.
  • Discrimina bene i soggetti PET tau positivi dai negativi e, dato ancora più significativo, anche i PET amiloide positivi dai negativi → può fungere da marcatore sia del parametro A sia del parametro T della Classificazione ATN.
  • Perché: l’aumento della tau plasmatica riflette probabilmente un’iperfosforilazione neuronale precoce, quando i neuroni sono ancora vitali: in risposta alla patologia amiloide i neuroni iperfosforilano la tau e la rilasciano all’esterno, con aumento nel liquor e nel plasma.
  • Fosfo-tau 217: risultati analoghi, livelli più elevati nell’Alzheimer, buona curva ROC. Nel liquor si continua a misurare la fosfo-tau 181, mentre nel plasma è più performante la fosfo-tau 217 (maggiore sensibilità e specificità).
  • Fosfo-tau 231: risultati sostanzialmente sovrapponibili.

Attualmente la fosfo-tau 217 è la variante che si è più affermata e sta entrando nella pratica clinica.

Applicazioni

Triage diagnostico

  • In futuro potrebbe essere un esame di primo livello, richiedibile anche dal medico di medicina generale per selezionare i pazienti da inviare al neurologo.
  • Oggi l’applicazione più plausibile è come strumento di triage del neurologo, per decidere chi necessita di PET amiloide o puntura lombare.
  • Si potrebbero stabilire due cut-off (basso e alto), che delimitano tre zone:
    • bassa → rischio ridotto: in un soggetto con disturbi di memoria si può optare per un atteggiamento osservazionale, evitando PET e puntura lombare (costose e più invasive);
    • intermedia → incertezza diagnostica;
    • alta → suggestiva di patologia di tipo Alzheimer. Con valori medi o alti si raccomandano approfondimenti (puntura lombare e/o PET amiloide).

Selezione per gli studi clinici

Per sperimentare un nuovo farmaco bisogna essere certi che i soggetti inclusi abbiano davvero l’Alzheimer, altrimenti si sprecano risorse. Un farmaco anti-amiloide va dato solo a soggetti con depositi di β-amiloide (PET amiloide positiva), ma la PET è costosa e non utilizzabile per lo screening su larga scala: la fosfo-tau plasmatica è una strategia di prescreening economica e meno invasiva.

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