Trattamento delle Fratture Vertebrali
Per le fratture da fragilità vedi Cifoplastica e Vertebroplastica; per il rachide cervicale Fratture Cervicali.
Trattamento conservativo
Criteri
- Frattura stabile (vedi Teoria delle Tre Colonne di Denis).
- Riduzione di altezza < 25%.
- Nessun segno neurologico.
Busti
- Bustino di Kennedy (C35): usato per i cedimenti da T10 a L2 per 3–4 mesi. Prima si usava il gesso (da 10 kg, “una tortura”), che manteneva l’iperestensione. Il docente racconta che Kennedy, affetto da una spondilodiscite tubercolare, chiese alla NASA di ideare un busto più leggero. È un busto a tre punti: uno spinge indietro lo sterno, uno spinge in avanti il passaggio dorso-lombare, il terzo si ancora sulle spine iliache. Mantiene il rachide iperesteso, così la vertebra guarisce senza schiacciarsi troppo.
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- Corsetto di Kennedy prolungato a minerva: per fratture più craniali.
- Busto dorso-lombare con spallacci: per fratture dorsali nel paziente anziano.
⚠️ L’aneddoto su Kennedy e la NASA è riportato come raccontato dal docente: da verificare.
Decorso
Le fratture vertebrali guariscono in 90–100 giorni. A letto il busto si può togliere, ma il paziente deve “girarsi come un tronco”, evitando le rotazioni della colonna.
Se la frattura non guarisce o è molto dolorosa si può eseguire una cifoplastica o una vertebroplastica.
Trattamento chirurgico
Indicazioni
- Frattura instabile.
- Riduzione di altezza > 25% (alterazione franca dell’anatomia).
- Coinvolgimento neurologico: in questo caso in urgenza.
- Fratture non responsive al conservativo per più di 2 mesi.
Tecniche
- Stabilizzazione posteriore, con viti e barre: nella maggior parte dei casi a livello lombo-sacrale si interviene da posteriore.
- Stabilizzazione anteriore associata a corpectomia: rara, per esempio in una vertebra multiframmentata. Si possono impiantare cage metalliche o trapianti ossei (autograft o allograft) che mantengono e ricreano lo spazio della vertebra.
In alcuni casi basta l’approccio posteriore, in altri serve anche quello anteriore. A cielo aperto si usano placche specifiche per la colonna e viti.
Lesioni neurologiche
Il docente indica cortisonici ad altissimi dosaggi, per ridurre lo shock midollare (Shock Spinale).
⚠️ Indicazione riportata come detta dal docente: da verificare sulle linee guida attuali.
Riduzione estemporanea
Quando c’è uno scivolamento può servire una riduzione estemporanea per decomprimere il midollo spinale: prima si decomprime, meglio è.
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- È fondamentale nelle prime fasi, perché permette l’iniziale decompressione del nevrasse.
- È ancora più importante nel politraumatizzato, in cui il tempo tra diagnostica e trattamento definitivo può essere molto lungo.
- Può essere eseguita dopo la sola Rx.
- Comune nella traumatologia di guerra: sul campo si traziona e si stabilizza la colonna con fissatori esterni, poi il paziente viene trasferito in ospedale.
Caso clinico
Paziente di 43 anni, incidente motociclistico: un Frankel D diventa Frankel B. Viene stabilizzato, ma la lesione neurologica può rimanere (vedi Valutazione Neurologica nel Trauma Vertebrale).
🔗 Collegamenti
- Fratture Vertebrali — 📋 fa parte di
- Teoria delle Tre Colonne di Denis — ⬆️ la stabilità guida la scelta
- Cifoplastica e Vertebroplastica — 💊 fratture non guarite o da fragilità
- Shock Spinale — 💊 cortisonici
- Valutazione Neurologica nel Trauma Vertebrale — ⬆️ il deficit neurologico impone l’urgenza
- Fratture Cervicali — 🔄 trattamento del tratto cervicale
- Fratture da Cintura di Sicurezza (Chance) — 💊 chirurgia imperativa nella forma legamentosa