Biopsia Liquida
Eseguire una biopsia liquida significa cercare informazioni di tipo molecolare in un qualunque fluido corporeo (sangue, saliva, urine, liquido cefalorachidiano, sudore…), ricercandovi acidi nucleici, proteine ecc. Comunemente è riferita al sangue, ma il principio si applica a ogni fluido. A differenza della biopsia tissutale (Esame Istologico) e del campione citologico, cerca informazioni molecolari e non morfologiche; anche quando si studiano le cellule tumorali circolanti, la morfologia ha rilevanza minore rispetto al contenuto molecolare.
Il vantaggio clinico principale è poter monitorare il paziente in modo continuativo con un semplice prelievo, là dove la biopsia tissutale è più traumatizzante e non ripetibile su ogni categoria di pazienti.
Patologia molecolare
L’insieme di conoscenze e tecnologie alla base della biopsia liquida è parte della patologia molecolare (detta anche Patologia Terapeutica): studio della malattia e diagnosi molecolare su qualunque substrato anatomico, fluidi inclusi. Documenta lo status di proteine e acidi nucleici a fini diagnostici, prognostici e predittivi (vedi Fattori Prognostici e Predittivi).
Attraverso la medicina di precisione, basata sull’identificazione di biomarcatori, si costruiscono farmaci che interferiscono con i meccanismi specifici di malattia del singolo paziente. Storicamente la strategia si è basata sulla determinazione di singoli geni (es. EGFR nel carcinoma polmonare, KRAS nel carcinoma del grosso intestino); l’evoluzione tecnologica permette ora determinazioni multiple da integrare in ambito clinico. Nel carcinoma del polmone (IIIB-IV) i biomarcatori si graduano in must-test (standard attuale), should-test (implementabili a breve) e investigational biomarkers (ancora in ricerca).


“The tissue may be an issue”
Tradizionalmente i biomarcatori si applicavano alla biopsia tissutale, indispensabile nelle malattie metastatiche non chirurgicamente resecabili dove occorre una tipizzazione il più precisa possibile. Qui emerge una contraddizione: da una piccola quantità di materiale (biopsia o campione citologico), comunque rappresentativo, si devono ricavare molte informazioni diagnostiche e molecolari. La sproporzione tra informazione necessaria e materiale disponibile è espressa in letteratura come the tissue may be an issue. Si cerca quindi di sviluppare sistemi molecolari che agiscano fino alla singola cellula, pur con il limite dell’eterogeneità genetica delle neoplasie (una cellula può non essere rappresentativa dell’intero tumore).

I bersagli della biopsia liquida
Nel sangue, oltre ai componenti cellulati classici (globuli rossi, bianchi, piastrine), si trovano in quantità variabile gli elementi indagabili. I quattro bersagli (in concentrazioni adeguate all’identificazione anche con tecniche routinarie, oggi disponibili in kit commerciali) sono:
- Cellule Tumorali Circolanti (CTC) — cellule identiche a quelle del tumore primario; se ne studiano DNA, RNA e proteine.
- Acidi Nucleici Liberi Circolanti (cell-free: DNA, RNA, micro-RNA) — elementi indipendenti dalle cellule, liberi nel sangue.
- Esosomi — vescicole con acidi nucleici e proteine; legate strettamente agli acidi nucleici cell-free, spesso contenuti nei loro gusci lipoproteici.
- Piastrine Educate dal Tumore (TEP) — piastrine che inglobano mRNA/micro-RNA di derivazione tumorale.


🔗 Collegamenti
- Patologia Terapeutica — 🔗 patologia molecolare, di cui la biopsia liquida è strumento
- Cellule Tumorali Circolanti — 📋 bersaglio
- Acidi Nucleici Liberi Circolanti — 📋 bersaglio
- Esosomi — 📋 bersaglio
- Piastrine Educate dal Tumore — 📋 bersaglio
- Applicazioni Cliniche della Biopsia Liquida — ⬇️ uso clinico
- Analisi Mutazionale — 🔬 come si identificano le alterazioni (PCR, NGS)
- Esame Istologico — 🔄 metodica complementare (biopsia tissutale)
- EGFR — 🔬 esempio di bersaglio molecolare