L-DOPA (Levodopa)

Farmaco più antico e tuttora gold standard per il morbo di Parkinson (primo utilizzo nel 1960): è il farmaco più potente per migliorare la sintomatologia. Non esiste ad oggi nulla di più efficace.

Meccanismo d’azione

È un profarmaco: precursore della dopamina che, una volta penetrato nel SNC, viene convertito in dopamina dall’enzima DOPA-decarbossilasi. Si somministra il precursore (e non la dopamina) perché la dopamina non attraversa la barriera ematoencefalica. Vedi Profarmaci.

Farmacocinetica

Avendo scarsa lipofilia (è un precursore della dopamina), supera la barriera ematoencefalica solo in minima parte: dopo somministrazione orale solo l’1-5% raggiunge il cervello, circa il 70% viene riassorbito a livello gastrointestinale e metabolizzato, circa il 30% resta nel sangue. La scarsa quota assorbita comporta la necessità di dosaggi molto elevati.

Perché non si usa in monoterapia

La DOPA-decarbossilasi è presente anche in periferia: il 99% di L-DOPA che non entra nel SNC viene convertito in dopamina in tutto l’organismo, con un aumento generalizzato di dopamina. Poiché la dopamina periferica è anche precursore di noradrenalina e adrenalina, ciò genera numerosi effetti collaterali. Per ottenere una concentrazione cerebrale adeguata di dopamina servirebbero dosi proibitive.

Associazione con inibitori delle DOPA-decarbossilasi

La L-DOPA viene sempre somministrata insieme a un inibitore periferico della DOPA-decarbossilasi (es. carbidopa). Questi inibitori non attraversano la barriera ematoencefalica, quindi bloccano la conversione di L-DOPA in dopamina solo in periferia, preservandola a livello centrale dove serve (e non solo nella via nigrostriatale). Il risultato:

  • riduzione degli effetti collaterali periferici (comunque non azzerati);
  • aumento di circa il 10% della quota di L-DOPA che raggiunge il cervello, con possibilità di ridurre la dose somministrata.

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