Dipiridamolo

Scheda-farmaco — singola molecola citata in Fosfodiesterasi e loro Inibitori e appartenente agli antiaggreganti. Il meccanismo di classe sta nelle note madri: qui trovi ciò che distingue questa molecola. Dati da fonti autorevoli, aggiornati al 2026-08-09.

Classe: antiaggregante piastrinico ad azione PDE-inibitoria e vasodilatatore coronarico · ATC: B01AC07 (B01AC30 in associazione con ASA) · Nomi commerciali (IT): Persantin; in associazione fissa con acido acetilsalicilico a rilascio modificato (Aggrenox/Asasantin) · PubChem CID 3108

Perché questa molecola

È l’antiaggregante che non tocca né la COX né il recettore P2Y12: agisce aumentando il cAMP piastrinico invece di bloccare una via di attivazione. Nel cluster compare come esempio del fatto che gli inibitori delle fosfodiesterasi esistevano già prima dell’era degli inibitori selettivi — accanto alla teofillina e prima del sildenafil. Ha inoltre una peculiarità che nessun altro antiaggregante possiede: è usato come farmaco diagnostico, per provocare artificialmente un’ischemia miocardica nei test da stress farmacologico.

Una precisazione sull'isoforma

A lezione il dipiridamolo è citato come inibitore della PDE4. Le fonti farmacologiche gli attribuiscono un’inibizione non selettiva con prevalenza su PDE3 (piastrine) e PDE5 (muscolo liscio vascolare), affiancata dal blocco della ricaptazione dell’adenosina. La sostanza del ragionamento non cambia: inibendo la PDE si conserva il nucleotide ciclico e si ottiene antiaggregazione + vasodilatazione.

Struttura

Struttura 2D del dipiridamolo (PubChem CID 3108). Formula C₂₄H₄₀N₈O₄, PM 504,6 g/mol. Nucleo pirimido-pirimidinico con quattro bracci etanolamminici, responsabili della sua spiccata lipofilia e del colore giallo intenso delle preparazioni.

Farmacodinamica

Due meccanismi che convergono sullo stesso risultato — più cAMP nella piastrina, più cGMP nel vaso:

  1. Inibizione delle fosfodiesterasi (PDE3 piastrinica, PDE5 vascolare) → il cAMP e il cGMP non vengono de-ciclizzati → la piastrina resta “spenta” e il muscolo liscio vasale rilasciato.
  2. Blocco della ricaptazione dell’adenosina da parte di eritrociti, piastrine ed endotelio → l’adenosina extracellulare si accumula → stimola i recettori A2 piastrinici e vascolari, accoppiati all’adenilato ciclasi → ancora ↑ cAMP.

Ne deriva anche un potenziamento dell’effetto dell’NO e della prostaciclina (PGI₂) endogeni: il dipiridamolo non li produce, ma ne prolunga il segnale a valle — esattamente la logica descritta in Antiaggreganti - Vie Minori (TXA2, Prostacicline, cAMP).

flowchart TD
  A["DIPIRIDAMOLO"] --> B["inibizione delle PDE (PDE3 piastrinica, PDE5 vascolare)"]
  A --> C["blocco del re-uptake dell'adenosina"]
  C --> D["↑ adenosina extracellulare → recettori A2"]
  D --> E["attivazione dell'adenilato ciclasi"]
  B --> F["↑ cAMP piastrinico"]
  E --> F
  B --> G["↑ cGMP nel muscolo liscio vasale"]
  F --> H["inibizione dell'attivazione e aggregazione piastrinica"]
  G --> I["vasodilatazione coronarica (arteriole non stenotiche)"]
  I --> J["🩺 furto coronarico → uso come test da stress farmacologico"]

Il furto coronarico. La vasodilatazione riguarda le arteriole sane, non quelle a valle di una stenosi (già massimamente dilatate per autoregolazione). Il sangue viene quindi dirottato verso i territori sani, sottraendolo a quello ischemico: da qui sia il rischio di aggravare un’angina in atto, sia l’uso deliberato del fenomeno nella scintigrafia miocardica da stress con dipiridamolo, dove serve a smascherare il territorio ipoperfuso.

Farmacocinetica

  • Assorbimento variabile e pH-dipendente: richiede ambiente acido per sciogliersi → gli inibitori di pompa e gli antiacidi ne riducono l’assorbimento.
  • Biodisponibilità ~37–66 %, molto variabile fra individui.
  • Elevato legame alle proteine plasmatiche (~99 %).
  • Metabolismo epatico per glucuronazione; eliminazione biliare/fecale, con ricircolo entero-epatico.
  • Emivita bifasica: ~40 min la fase rapida, 10–12 h la terminale. Le formulazioni a rilascio modificato (quelle usate in associazione con l’ASA) esistono proprio per rendere praticabile la doppia somministrazione giornaliera.

Posologia e monitoraggio

  • Prevenzione secondaria dell’ictus: dipiridamolo a rilascio modificato 200 mg × 2/die in associazione fissa con ASA 25 mg.
  • Profilassi del tromboembolismo dopo sostituzione valvolare: in aggiunta al warfarin.
  • Test da stress farmacologico: 0,56 mg/kg e.v. infusi in 4 minuti, sotto monitoraggio ECG continuo; l’antidoto immediato è l’aminofillina e.v. (antagonista dell’adenosina).
  • Non richiede monitoraggio di laboratorio della coagulazione.

Tossicità

  • Cefalea — la più frequente e la principale causa di sospensione: è vasodilatazione delle arterie meningee, tipicamente intensa nei primi giorni e poi in attenuazione.
  • Vertigini, ipotensione, flushing, tachicardia.
  • Disturbi gastrointestinali: nausea, diarrea, dispepsia.
  • Aggravamento dell’angina nel coronaropatico, per il furto coronarico descritto sopra.
  • Sanguinamento, soprattutto in associazione con ASA o anticoagulanti (rischio comunque inferiore a quello della doppia antiaggregazione classica).

⚠️ Attenzione

  • Controindicazioni: angina instabile, infarto miocardico recente, stenosi subaortica, ipotensione grave, scompenso emodinamicamente instabile. Per la forma endovenosa: asma bronchiale e broncospasmo (l’adenosina accumulata è broncocostrittrice).
  • Interazioni:
    • Adenosina → il dipiridamolo ne blocca la ricaptazione e ne potenzia enormemente gli effetti: ridurre la dose di adenosina.
    • Teofillina e altre xantine (caffè compreso) → ne antagonizzano l’effetto bloccando i recettori dell’adenosina: sospendere le xantine 24 h prima di un test da stress con dipiridamolo, altrimenti l’esame è inattendibile.
    • Anticoagulanti e antiaggreganti → rischio emorragico additivo.
    • Inibitori delle colinesterasi → può contrastarne l’effetto, aggravando la miastenia gravis.
  • Antidoto: aminofillina endovenosa per gli effetti acuti (angina, broncospasmo) indotti dall’infusione diagnostica.

Posto in terapia

Nicchia ristretta. In Italia trova impiego soprattutto nella prevenzione secondaria dell’ictus ischemico in associazione fissa con l’ASA, e nella profilassi tromboembolica delle protesi valvolari. In monoterapia è considerato poco efficace: non è un’alternativa all’ASA o al clopidogrel nella cardiopatia ischemica. Il suo uso più solido oggi è forse quello diagnostico.

🔗 Compare in

Fonti: PubChem CID 3108 (struttura, formula, PM); EMA SmPC e DailyMed SPL per posologia, controindicazioni e interazioni; StatPearls per meccanismo d’azione, isoforme PDE inibite e uso nel test da stress. Consultate il 2026-08-09.