Tiagabina

Scheda-farmaco — singola molecola della classe Farmaci Antiepilettici GABAergici.

Il meccanismo di classe sta nella nota madre: qui trovi ciò che distingue questa molecola. Dati da fonti autorevoli, aggiornati al 2026-08-19.

Classe: inibitore selettivo del trasportatore del GABA GAT-1 · ATC: N03AG06 · Nomi commerciali: Gabitril · PubChem CID 60648

Perché questa molecola

È l’unico antiepilettico che agisce su un trasportatore del re-uptake, ed è per questo che la nota madre la accosta esplicitamente agli SSRI: stessa idea — non toccare il recettore, non toccare la sintesi, semplicemente lasciare il neurotrasmettitore più a lungo nella fessura sinaptica. Il bersaglio è GAT-1, il trasportatore neuronale e gliale che ricapta il GABA.

Il suo delta rispetto al vigabatrin, l’altro farmaco che alza il GABA senza toccarne il recettore, è tutto nella fisiologia dell’effetto: il vigabatrin aumenta il GABA ovunque e sempre, la tiagabina lo potenzia solo dove e quando il GABA è stato appena rilasciato. È un’amplificazione del segnale fisiologico invece di un innalzamento del tono di fondo — più selettivo sulla carta, meno potente nella pratica.

⚠️ Il suo tratto clinico caratteristico è però un effetto avverso paradossale: la tiagabina può provocare crisi e stato epilettico non convulsivo anche in persone che non hanno epilessia (segnalato soprattutto nell’uso off-label per ansia e insonnia). Un antiepilettico che dà crisi è un promemoria di quanto il sistema GABAergico sia un equilibrio e non un interruttore.

Struttura

Struttura 2D della tiagabina (PubChem CID 60648). Formula C₂₀H₂₅NO₂S₂, PM 375,6 g/mol.

È un derivato dell’acido nipecotico — un inibitore del GAT-1 che da solo non passa la barriera ematoencefalica — reso lipofilo dall’aggiunta della catena bis-tiofenica: il classico esempio di un farmacoforo attivo ma non biodisponibile, reso utilizzabile modificandone la lipofilia.

Farmacodinamica

Catena d’azione: tiagabina → blocca il trasportatore GAT-1 su neurone e glia → il GABA rilasciato non viene ricaptato → aumentano concentrazione e permanenza del GABA nella fessura → potenziamento dei potenziali post-sinaptici inibitori mediati dal GABA-A (e dal GABA-B).

flowchart TD
  A["neurone GABAergico presinaptico"] --> B["rilascio di GABA"]
  B --> C["recettore GABA-A postsinaptico<br/>→ IPSP"]
  B --> D["ricaptazione via GAT-1<br/>(neurone + astrocita)"]
  T["tiagabina"] -->|blocco selettivo GAT-1| D
  D -.->|re-uptake impedito| E["↑ concentrazione e durata<br/>del GABA nella fessura"]
  E --> C
  C --> F["↑ inibizione → soglia convulsiva innalzata"]
  E --> G["⚠️ eccesso di inibizione talamocorticale<br/>→ crisi non convulsive paradosse"]

Farmacocinetica

  • Biodisponibilità orale: ~90%; il cibo ne rallenta l’assorbimento (picco più basso e ritardato) — si somministra ai pasti proprio per attenuare il picco e i capogiri.
  • Profarmaco: no.
  • Metabolismo: epatico via CYP3A4.
  • Legame proteico: ~96%, elevato.
  • Emivita: 7-9 h in monoterapia, ma 2-5 h se associata a induttori → 2-4 somministrazioni/die.
  • Eliminazione: biliare/fecale (~63%) e renale (~25%), come metaboliti.

Posologia e monitoraggio

Orale, ai pasti, con titolazione settimanale: 5-10 mg/die iniziali, incrementi di 5-10 mg/settimana fino a 30-50 mg/die (fino a 56 mg/die nei pazienti che assumono induttori) in 2-4 dosi. Nessun TDM di routine. ⚠️ Nel paziente non indotto (cioè in monoterapia o con farmaci non induttori) le dosi vanno ridotte, perché gli studi registrativi furono condotti quasi tutti in add-on con induttori.

Tossicità

Comuni e dose-dipendenti: capogiro, astenia, sonnolenza, nervosismo, tremore, difficoltà di concentrazione. Peculiari: ⚠️ stato epilettico non convulsivo e crisi de novo anche in non epilettici; debolezza generalizzata improvvisa e reversibile. Insufficienza epatica → esposizione aumentata.

⚠️ Attenzione

  • Controindicazioni: ipersensibilità; insufficienza epatica grave.
  • Gruppi speciali: epatopatico → ridurre dose e allungare gli intervalli; non indicata nelle epilessie generalizzate (peggiora assenze e mioclonie, come il vigabatrin); uso pediatrico limitato (>12 anni).
  • Interazioni rilevanti:
    • Induttori del CYP3A4 (carbamazepina, fenitoina, fenobarbital, rifampicina) → ne dimezzano l’emivita: sono la condizione in cui è stata studiata.
    • Valproato → ne spiazza una quota dal legame proteico (~10%): effetto modesto ma reale, dato il 96% di legame.
    • Depressori del SNC e alcol → sommazione.
  • ⚠️ Uso off-label: le segnalazioni di crisi in non epilettici derivano quasi tutte dall’impiego improprio in ansia, insonnia e dolore.

Posto in terapia

Add-on nelle crisi parziali con o senza generalizzazione secondaria, nell’adulto e nell’adolescente sopra i 12 anni, dopo il fallimento di opzioni meglio tollerate. Non è mai stato un farmaco di prima linea e oggi è poco usato; resta importante didatticamente come unico rappresentante della strategia “blocco del re-uptake” in epilettologia.

🔗 Compare in

Fonti: PubChem CID 60648 (struttura, formula, ATC N03AG06); DailyMed SPL Gabitril e RCP per posologia, avvertenza sulle crisi in non epilettici, interazioni; sbobina 29 per l’inquadramento didattico. Consultate il 2026-08-19.