Decorso e Prognosi della Schizofrenia

Decorso

Non sono ancora stati identificati con attendibilità fattori predittivi di decorso ed esito.

  • In circa il 20% dei pazienti il decorso è favorevole, con buon recupero funzionale, ma solo pochi giungono alla guarigione completa.
  • Oggi si parla di guarigione sociale: il paziente non è guarito, ma è tornato capace di avere buone relazioni sociali.
  • Nella maggioranza dei casi la malattia va incontro a cronicizzazione, con alternanza di periodi di riacutizzazione e di remissione dei sintomi attivi.

Nel tempo la malattia evolve verso un progressivo deterioramento: a ogni ricaduta con esordio acuto si associa, concluso l’evento, un minimo decadimento cognitivo irreversibile. Questo non succede nei disturbi bipolari o depressivi (vedi Criteri DSM-5 della Schizofrenia).


(Integrazione da: sbobina 06)

Il decorso è a episodi acuti. Se il soggetto non ha fattori protettivi continua a ricadere: si parla di sindrome della porta girevole per i pazienti ricoverati più volte per le numerose ricadute. Per questo bisogna incentivare i fattori protettivi e ridurre quelli stressanti (vedi Eziopatogenesi della Schizofrenia).


(Integrazione da: sbobina 07)

Il decorso dura tutta la vita, con ricadute tanto più numerose quanto meno c’è continuità terapeutica. Si alternano periodi attivi con sintomatologia acuta, periodi di netta riduzione dei sintomi e fasi libere da sintomi. Queste fasi libere però non sono come quelle dei disturbi dell’umore: nella schizofrenia non si torna mai al funzionamento premorboso (vedi Criteri DSM-5 della Schizofrenia).

Due tipi di evoluzione

I sintomi negativi sono i più studiati. L’evoluzione può essere:

  • esordio con sintomi produttivi molto presenti, che via via si riducono: prognosi migliore (guarigione sociale e lavorativa);
  • esordio con sintomi negativi e decorso dominato dai sintomi negativi: prognosi peggiore e maggiore cronicizzazione. Questi pazienti restano più nella dimensione autistica, ritirati dalle relazioni sociali; l’empowerment e le risorse sviluppate sono più difficili da mantenere. Sono anche meno amati dai familiari.

I sintomi negativi sono meno accettati di quelli positivi perché il paziente si chiude in sé stesso e perché sono meno riconoscibili: non vengono identificati come una patologia.

Il carico sui familiari

I familiari non vanno colpevolizzati. Vivono sempre con questi pazienti (che, se hanno una sintomatologia negativa, molto spesso restano nel contesto familiare), hanno una vita difficile, non riescono a relazionarsi con il figlio o il fratello e vedono la propria vita cambiare drasticamente. A volte si ricorre al ricovero quando la situazione familiare diventa intollerabile, perché non sempre i familiari sono in grado di comprendere (vedi Famiglie ad Alta Emotività Espressa).

Prognosi

  • Esordio clamoroso → prognosi meno grave: tanto più se ricco di sintomi positivi, disturbi della coscienza, disorientamento grave (vedi Esordio della Schizofrenia).
  • Maggiore componente affettiva → prognosi migliore, perché:
    1. i disturbi affettivi si curano meglio, dato che la terapia farmacologica per i disturbi dell’umore è più avanzata;
    2. con una sintomatologia evidente ci si rivolge prima allo psichiatra;
    3. è più facile entrare in relazione con un paziente con sintomatologia affettiva (tranne le forme melanconiche, le più gravi): il dolore del disturbo affettivo chiede aiuto, soprattutto nelle prime fasi.
  • Ansia anengrammatica invasiva → cattiva prognosi (vedi Fase Prodromica della Schizofrenia).
  • Maggiore consapevolezza di malattia → prognosi migliore.
  • Prodromi protratti → prognosi peggiore.

Fattori prognostici negativi (riassunto)

  • Delirio monotematico, sistematizzato (per meccanismi di difesa più strutturati).
  • Età giovane.
  • Maggiore deterioramento cognitivo.
  • Ansia anengrammatica, pervasività e continuità del delirio.
  • Esordio lento e subdolo.

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