Delirio

Definizione

Il delirio è un disturbo del contenuto del pensiero (vedi Disturbi del Contenuto del Pensiero). È un’idea errata e abnorme, neoformata, incorreggibile con logica ed evidenza, incrollabile, mantenuta con estrema convinzione e difesa a oltranza dal soggetto, non criticata. Ha le stesse caratteristiche dell’allucinazione: c’è perdita del rapporto con la realtà (vedi Rapporto di Realtà e Critica).

Prima edizione della «Allgemeine Psychopathologie» di Karl Jaspers (Berlino, Springer, 1913). Fonte: Wikimedia Commons (foto H.-P. Haack, CC BY 3.0).

  • Non è modificabile dall’esperienza del soggetto né dai tentativi di precisazione o confutazione.
  • È autoriferito: il soggetto è convinto di essere il centro dei significati del mondo esterno. È quindi una visione distorta della realtà sostenuta in modo incorreggibile, e l’assurdità e la falsità del contenuto appaiono palesi agli altri.
  • Viene perso il rapporto tra l’Io e la realtà: il ponte tra i due è completamente disgregato e non c’è critica.

I deliri sono tipici della Schizofrenia. Con “delirio” non si intende il singolo episodio, ma la formazione ideica che diventa un costrutto, una forma di pensiero continuativa: si parte da un’idea che gradualmente si estende e diventa un modo di funzionare, di comportarsi, di relazionarsi e di vivere.

Il delirio, come le dispercezioni psicotiche e le Allucinazioni, è un disturbo produttivo, perché è prodotto dal soggetto.

Esempi

  • Un paziente riferisce che la Madonna gli parla e gli detta ciò che deve fare: contenuto dell’ideazione neoformato, a tema mistico, non criticato (il paziente è assolutamente certo di ciò che vede e descrive).
  • Una paziente è convinta che il rosso rappresenti il demonio e assume atteggiamenti aggressivi ogni volta che vede quel colore.
  • Un paziente si convince che i vicini ce l’abbiano con lui e abbiano messo delle cimici nelle piante del balcone per controllarlo; quando è fuori è convinto che entrino in casa e spostino le sue cose per dimostrargli il loro potere; pensa che lo controllino perché ha scoperto un segreto che salverà l’umanità.

Forma del delirio

Nella valutazione psicopatologica di un delirio vanno considerati elementi di forma e di contenuto (per il contenuto vedi Tipi di Delirio).

Lucido e confuso

  • Delirio lucido: lo stato di coscienza è normale (il paziente è vigile). Tipico della schizofrenia durante il decorso della malattia (non all’esordio) e dei disturbi dell’umore.
  • Delirio confuso: lo stato di coscienza è alterato. Si verifica nelle psicosi organiche (stati febbrili, tossici, dismetabolici) e all’esordio della schizofrenia, unico caso di delirio confuso in assenza di patologia organica.

La schizofrenia non è necessariamente delirante: può non associarsi a deliri o allucinazioni.

Primario e secondario

  • Delirio primario: si manifesta e si sviluppa indipendentemente da qualsiasi esperienza psichica e appare, inizialmente, inderivabile e incomprensibile: non c’è un’alterazione nota dello stato psichico che lo giustifichi. È caratteristico della schizofrenia, in cui in genere l’affettività non è compromessa. Alla sua base intervengono diversi meccanismi psicologici (vedi Formazione dell’Idea Delirante).
  • Delirio secondario: deriva da stati affettivi alterati, da vissuti o da altre esperienze psichiche particolarmente negative (es. depressione maggiore con manifestazioni psicotiche). Si riscontra anche nelle psicosi organiche, acute o croniche, quando la compromissione originaria e fondamentale è quella dello stato di coscienza.

Situazioni psicopatologiche risultanti

  • Delirio lucido e primario → schizofrenia durante il decorso.
  • Delirio confuso e secondario → psicosi organiche e forme d’esordio di schizofrenia (secondario all’alterazione dello stato di coscienza).
  • Delirio confuso e secondario → disturbi dell’umore.

Strutturato e destrutturato

  • Delirio strutturato: le idee deliranti sono collegate metodicamente, con una trama determinata e un apparente filo logico; resta verosimile (il vicino che spia, il marito che vuole avvelenare). Il più paradigmatico è il delirio paranoideo persecutorio (vedi Delirio Persecutorio): parte da un assunto falso e tutto viene processato secondo quell’assunto, in modo molto organizzato. Es.: il signor Giovanni arriva in PS dicendo “mia madre col suo nuovo compagno mi vuole cacciare fuori di casa e vuole uccidermi”, affermazione potenzialmente verosimile.
  • Delirio destrutturato: i nessi associativi tra le idee (comunque patologiche) sono alterati e si susseguono senza collegamento; non è verosimile. Es.: “le scimmiette fuori dalla finestra sono funzione della volontà degli alieni, che si nascondono e prenderanno le nostre sembianze”, oppure “gli alieni si sono impadroniti del nostro corpo, quello che lei vede davanti a sé non sono io ma un alieno”. Vi si associa un comportamento disorganizzato e afinalistico.

Monotematico e pluritematico

Il delirio può avere un solo tema o più temi: un solo persecutore (la madre, il marito, il partner) oppure più persecutori che si estendono all’intero universo sociale.

Delirio, umore e sintomi negativi

Il signor Giovanni, convinto di essere perseguitato, struttura la sua vita attorno a questa idea e si ritira dalle relazioni sociali, perché chiunque potrebbe fargli del male o far parte del complotto. Qui non c’è alterazione del tono dell’umore, anche se il ritiro relazionale è una sintomatologia negativa, oggi sempre più frequente rispetto a quella positiva (deliri e allucinazioni). Nei disturbi dell’umore unipolari e bipolari psicotici, invece, l’alterazione del tono dell’umore porta a non voler vedere né parlare con nessuno, fino allo stato catatonico.

Nel disturbo schizofrenico può esserci una sintomatologia depressiva che accompagna il delirio, ma il delirio resta primario, mai secondario. Nel disturbo schizoaffettivo (vedi Disturbo Schizoaffettivo) si hanno invece sintomi psicotici non associati al disturbo dell’umore e sintomi psicotici associati all’episodio maniacale o depressivo (es. delirio di onnipotenza o di catastrofe, diversi da “vedo gli alieni” o “la Madonna mi parla”): è questo che distingue il disturbo schizoaffettivo da un disturbo schizofrenico con sintomatologia depressiva.

⚠️ Indicazioni del docente

  • Le combinazioni forma/patologia (lucido-primario, confuso-secondario) sono indicate come importanti.
  • Attenzione a non confondere la sintomatologia tipica del soggetto con il disturbo schizofrenico.

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