Allucinazioni

Definizione

Le allucinazioni sono percezioni senza oggetto (il soggetto vede un oggetto che non c’è), con caratteri di fisicità e proiezione spaziale esterna (il soggetto colloca l’allucinazione fuori di sé, non all’interno). Non sono correggibili né con la logica né con l’evidenza: nella dispercezione c’è il tratto della non-logica, quindi anche dicendo al paziente che ciò che percepisce non è reale egli non lo comprende, e c’è il rischio che diventi aggressivo perché si sente offeso.

Hanno un’identità sensoriale ben definita, cioè seguono le normali vie di senso: il soggetto vede, ode, sente con gusto e olfatto ciò che afferma di percepire. Non differiscono dalle normali esperienze sensoriali, ma compaiono in associazione a esse come qualcosa di assolutamente nuovo. Presentano un elevato contenuto di autoriferimento con connotazione delirante: il soggetto dell’allucinazione è il paziente stesso (è lui che vede il gatto).

In sintesi, l’allucinazione:

  • manca di stimolo (percezione senza oggetto);
  • ha una proiezione spaziale ben definita fuori dal soggetto;
  • non è passibile di critica.

Classificazione per apparato sensoriale

Allucinazioni uditive

Sono le più frequenti. Si distinguono in semplici (fischi, rumori, musiche), nei quadri organici acuti, e complesse (parole, frasi), nelle psicosi funzionali (schizofrenia e fasi psicotiche della depressione maggiore). Forme particolari:

  • imperative: il soggetto sente voci che gli impartiscono ordini su come comportarsi e lo obbligano a fare cose più o meno autolesive o eterolesive. Devono allarmare e portare al ricovero: il paziente va trattenuto, mai rilasciato. Entrano in diagnosi differenziale con la fase maniacale (un paziente che si defenestra può farlo perché le voci glielo impongono o perché, in fase maniacale, crede di volare);
  • teologiche: voce benevola che dà buoni consigli su come comportarsi;
  • parafasiche: frasi bisbigliate non comprensibili;
  • eco del pensiero: voci che ripetono il pensiero del paziente e lo commentano.

Allucinazioni visive

Esperienza visiva di persone od oggetti nel proprio campo visivo che in realtà non esistono e che non vengono criticate. Forme particolari:

  • autoscopiche: il soggetto vede il proprio corpo nello spazio, anche riprodotto più volte, e lo riconosce come proprio;
  • dismegalopsichiche: gli oggetti percepiti mutano dimensioni, ingranditi (macroscopiche) o rimpiccioliti (microscopiche);
  • grafiche: immagini o scritte sul muro della stanza, in genere autoriferite;
  • dismorfiche: gli oggetti dell’allucinazione sono percepiti modificati e deformati.

Allucinazioni olfattive

Molto rare. Il soggetto sente odori diversi, spesso maleodoranti. Sono correlate soprattutto a disturbi organici (trauma cranico, tumore). Diagnosi differenziale con il tumore della fossa cranica anteriore (meningioma): la massa comprime il nervo olfattivo, prima con meccanismo irritativo (allucinazioni) e poi con una lesione che determina anosmia.

Allucinazioni gustative

Il soggetto sente sapori strani, particolarmente sgradevoli.

Allucinazioni somatiche (cenestesiche, sensitive)

Esperienze allucinatorie a carico del proprio corpo, strutturale o viscerale. Forme particolari:

  • aptica/somatoestesica: sensibilità cutanea (caldo, freddo, pressione, pizzicore, formicolio, prurito, scosse elettriche). Nel sesso femminile è frequente la sensazione di animaletti sotto la cute;
  • idrica: il soggetto si sente immerso;
  • del senso muscolare: il soggetto ritiene che gli arti si muovano da soli o abbiano perso il loro peso;
  • psicomotorie: le voci allucinatorie sono riferite come provenienti da se stesso, con la percezione di movimenti del proprio apparato motorio;
  • viscerali/cenestesiche: percezioni errate provenienti dai visceri o dall’apparato genitale.

Associazioni diagnostiche

  • Allucinazioni visive e cenestesiche → frequenti nella schizofrenia.
  • Allucinazioni gustative e olfattive → soprattutto psicosi organiche (trauma, tumore, epilessia temporale).

Allucinazioni elementari e complesse

Altra distinzione: allucinazioni elementari e complesse.

Quanto più le allucinazioni conglobano la personalità del soggetto, tanto più sono prognosticamente serie e meno facilmente risolvibili. La diagnosi differenziale va fatta con altri disturbi psichiatrici e con malattie organiche.

Valutazione clinica

L’allucinazione è un sintomo classicamente associato a un disturbo psichiatrico maggiore. È fondamentale capire:

  • se il paziente ha critica rispetto all’allucinazione;
  • lo stile di vita: il paziente schizofrenico di solito ha poche amicizie, fa una vita ritirata e non lavora. Bisogna indagare la sfera sociale e affettiva e il supporto disponibile.

Per un’allucinazione tattile (es. una scossa su tutto il corpo) si chiede da quanto tempo è presente, se è continua o intermittente, se è insorta dopo qualche evento.

Poiché non si contrasta con la logica, spesso il paziente non dà spiegazioni razionali all’allucinazione, oppure la inserisce in un delirio: es. la scossa spiegata come tentativo di omicidio dei vicini che gli hanno contaminato la terra delle piante. In questo caso il delirio (disturbo dell’ideazione) è associato all’allucinazione tattile.

Delirio strutturato e non strutturato

Il contenuto dell’allucinazione aiuta a distinguere i tipi di delirio:

  • strutturati, organizzati e credibili perché verosimili: “i vicini che mi odiano mi hanno avvelenato la terra delle piante e per questo sento le scosse dopo il giardinaggio”;
  • non strutturati e inverosimili: “gli alieni vogliono conquistare il mondo e uccidere tutti”.

Il pensiero non verosimile di gruppi come i no-vax o i complottisti non è di per sé un delirio: altrimenti moltissime persone andrebbero considerate malati psichiatrici.

Allucinazione e delirio

Mai confondere un disturbo della percezione (allucinazione) con un disturbo dell’ideazione (Delirio). Il delirio è un disturbo del contenuto del pensiero (ci si crea una neo-realtà). I due possono coesistere:

  • congrui con il tono dell’umore;
  • incongrui, come nei disturbi bipolari: es. un soggetto con depressione maggiore che pensa che qualcuno voglia ucciderlo e vede qualcuno con una pistola che vuole ammazzarlo (allucinazione incongrua al tono dell’umore).

Possono esserci deliri senza allucinazioni (es. Disturbo Delirante, che fa parte dello spettro della schizofrenia) e allucinazioni senza delirio. Il disturbo delirante prevede comunque un’ideazione compromessa.

Esempi clinici

  • Uditive imperative: il paziente sente la voce del padre che dice “sei una schifezza, non vali niente, buttati sotto il treno, ucciditi” → rischio autolesivo → ricovero immediato. Oppure la voce della madre: “non vedi che quello lì ha un coltello nella borsa e ti vuole uccidere?” → rischio eterolesivo.
  • Visive: la Madonna che dall’alto detta la formula per salvare il mondo; un paziente che vede scimmie fuori dalla finestra, sempre più numerose, e sostiene che c’è un complotto per sostituire le persone con le scimmie. Il paziente può anche solo vedere le scimmie, ma più spesso c’è un’ideazione delirante associata: bisogna sempre differenziare il disturbo della percezione da quello dell’ideazione.

Psichiatria e religione

  • Una bambina di 6 anni sosteneva di vedere gli angeli fuori dalla finestra e, per raggiungerli, apriva la finestra. La famiglia, molto religiosa, l’ha portata più volte a fare esorcismi. Il medico deve prendersi cura della bambina: si è parlato con un magistrato per togliere la potestà ai genitori; dopo le cure, la terapia della famiglia e una sentenza è stato possibile rimandarla a casa.
  • Durante un role playing su un ragazzo schizofrenico all’esordio, uno studente suggerisce di contattare per primo il sacerdote. Un ragazzo di 18 anni che si vanta perché Dio gli ha dato poteri speciali per guarire le persone va invece mandato subito in pronto soccorso: è un esordio di schizofrenia.

Diagnosi precoce

Riconoscere l’esordio permette una diagnosi precocissima che aiuta il paziente e la famiglia. I dati però dicono che i pazienti, soprattutto gli schizofrenici, giungono all’osservazione del medico 7 anni dopo l’esordio: a quel punto, a livello neuroanatomico e biologico, il paziente è già cronico. Lo stesso avviene nei tossicodipendenti. Davanti a questi quadri non ci si rivolge al sacerdote o allo psicologo: si pensa a una psicosi in corso e si invia il paziente dallo psichiatra.

⚠️ Indicazioni del docente

  • Domande d’esame: la non-logica della dispercezione; le uditive sono le più frequenti; le olfattive sono correlate a disturbi organici; gustative e olfattive si associano a psicosi organiche; la distinzione elementari/complesse.

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