Sclerosi Multipla

Patologia neurodegenerativa a base autoimmune. Il bersaglio principale dei linfociti T CD4 autoreattivi è la mielina che riveste gli assoni: essa isola elettricamente l’assone e permette la conduzione saltatoria del potenziale d’azione.

Nella SM la mielina degenera e si formano placche di demielinizzazione (aree di infiammazione e morte cellulare nel SNC). La conduzione nervosa viene rallentata o bloccata → deficit neurologici variabili.

Fattori di rischio

  • Genetico: forte associazione con MHC II (alcuni alleli HLA-DR portano all’attivazione patogenica dei CD4 autoreattivi).
  • Ambientale: il più importante è l’Epstein-Barr Virus (EBV) (vedi Mimetismo Molecolare).

Forme cliniche

  1. Relapsing-remitting (RR-MS): la forma più comune. Attacchi acuti (ricadute) seguiti da periodi di remissione più o meno lunghi. Col tempo gli attacchi diventano più frequenti e gravi → disabilità progressiva.
  2. Secondary progressive MS: può seguire la RR-MS. Decorso cronico con peggioramento costante e minore risposta alle terapie.
  3. Primary progressive MS: nel 15% dei pazienti la forma è progressiva sin dall’inizio.

Meccanismi immunologici

I principali responsabili sono i linfociti T CD4 autoreattivi contro antigeni della mielina:

  • MBP (Myelin Basic Protein).
  • MOG (Myelin Oligodendrocyte Glycoprotein).

Nei pazienti si trovano cellule Th1/Th17 ibride, che producono IFN-γ (pro-infiammatorio) e GM-CSF (neurotossico). Sono arricchite sia nel sangue sia nel liquido cerebrospinale (CSF) e correlano con la gravità della malattia (disease score).


(Integrazione da: sbobina 085-092)

Terapie

  • IFN-β: primo farmaco usato. Azione antivirale (forse contro l’EBV), riduce la migrazione dei linfociti nel SNC e diminuisce la proliferazione dei Th17 patogenici. Limiti: efficacia modesta, molti effetti collaterali.
  • Natalizumab (anti-integrina α4β1): molto efficace, riduce ricadute e progressione bloccando l’ingresso dei linfociti nel SNC. Rischio di infezioni opportunistiche (es. PML da virus JC).
  • Fingolimod: non blocca l’ingresso ma l’uscita dei linfociti dai linfonodi → restano intrappolati, pochi in circolo, non arrivano al SNC.
  • Ocrelizumab (anti-CD20): colpisce i linfociti B. Molto efficace, più sicuro del Natalizumab; primo farmaco utile anche nella forma progressiva.
  • Alemtuzumab (anti-CD52): deplezione massiccia dei linfociti → solo nei casi gravi.
  • Rituximab (anti-CD20): simile a Ocrelizumab, ma usato off-label.

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