Reazioni Avverse di Tipo A (augmented)

Le reazioni avverse di tipo A (augmented, aumentate) sono un effetto maggiore dell’atteso rispetto all’azione terapeutica primaria del farmaco. Mi aspetto che un betabloccante riduca la frequenza cardiaca, un’insulina abbassi la glicemia, un vasodilatatore abbassi la pressione: quando l’effetto supera il limite terapeutico e diventa dannoso, si ha una reazione di tipo A. Esempi: betabloccante che porta la frequenza da 90 a 40 bpm anziché a 70; benzodiazepina assunta la sera che lascia sonnolenza (hangover) al mattino; insulina che, in assenza di adeguata alimentazione, causa ipoglicemia.

La concentrazione del farmaco deve restare fra il livello terapeutico (verde) e il livello tossico (rosso). Le tre curve mostrano la stessa dose giornaliera frazionata ogni 6, 12 o 24 ore: più l’intervallo è lungo, più le oscillazioni si ampliano, finché i picchi sforano nella tossicità (punti esclamativi). (Wikimedia Commons, CC BY 4.0.) — Una reazione di tipo A è esattamente questo: un picco che esce dalla fascia verde. Ecco perché è dose-dipendente, perché è prevedibile, e perché la si corregge riducendo la dose o frazionandola meglio, senza sospendere la terapia.

Caratteristiche

  • Prevedibile: sta nel meccanismo d’azione del farmaco (non ci si può stupire dell’ipoglicemia da insulina o della bradicardia da betabloccante).
  • Acuta (acute): si manifesta subito dopo l’assunzione, non a distanza di giorni.
  • Dose-related: collegata al dosaggio — maggiore la dose, maggiore l’effetto. Entro un certo limite l’effetto è terapeutico, oltre diventa dannoso.

Si manifesta anche in caso di errore di prescrizione o di assunzione (es. dose tripla di betabloccante), ma compare pure assumendo la dose corretta, quando il paziente è momentaneamente più suscettibile (es. maggiore assorbimento in un dato giorno).

Reazioni paradosse

Rientrano nel tipo A. Il farmaco, a dose terapeutica, produce l’effetto opposto all’atteso: una benzodiazepina o un antidepressivo che invece di sedare causa una reazione ansiosa/stimolatoria. Sono eventi rari, dovuti a fattori costituzionali e individuali del soggetto (meccanismo di trasduzione del segnale, affinità recettoriale).

Frequenza e gestione

Sono molto frequenti (praticamente ogni paziente riferisce dispepsia dopo un FANS) ma raramente pericolose. Si gestiscono riducendo la dose, senza dover interrompere la terapia. Alcuni farmaci si gestiscono bene (betabloccanti); altri peggio, come la digossina, che ha un indice terapeutico molto stretto — il passaggio dalla concentrazione terapeutica a quella tossica è facile (es. nausea importante).

Quando “ridurre la dose” non basta. La regola vale finché la dose prescritta e la concentrazione raggiunta si corrispondono. Se il paziente non è in grado di metabolizzare il farmaco, la dose corretta produce comunque una concentrazione tossica: è il caso del 5-fluorouracile nel deficit di DPD. Sul piano formale resta una reazione di tipo A — l’effetto è quello atteso, solo eccessivo — ma la prevenzione non passa dalla posologia, passa dal genotipo. Vedi Reazioni Idiosincrasiche e Variabilità della Risposta Farmacologica.

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