Oncogeni e Proto-oncogeni

I proto-oncogeni sono geni normali delle cellule sane che regolano crescita, divisione e sopravvivenza cellulare, fondamentali per sviluppo, rigenerazione tissutale e risposta ai segnali di crescita. Non sono geni “cattivi”, ma “potenzialmente pericolosi” se alterati.

Quando un proto-oncogene subisce una mutazione attivante (gain of function) diventa un oncogene, che produce una proteina iperattiva o sovraespressa. Questa stimola la proliferazione anche in assenza di segnali di crescita: la cellula diventa indipendente dagli stimoli mitogenici e si rompe il controllo del ciclo cellulare.

La mutazione gain of function è dominante: basta un solo allele mutato. Avviene su cellule somatiche, quindi non è ereditaria. Le mutazioni germinali degli oncogeni sono invece incompatibili con la vita embrionale, perché una proliferazione incontrollata durante lo sviluppo è letale.

Esempi di proto-oncogeni: RAS, MYC, HER2, SRC, ABL, BCL-2.

Meccanismi di attivazione

  1. Mutazione puntiforme: cambia un solo nucleotide, alterando la struttura della proteina che diventa costitutivamente attiva. Es. RAS bloccato nella forma legata a GTP; EGFR mutato sempre attivo nei tumori polmonari (mutazione qualitativa).
  2. Amplificazione genica: aumento del numero di copie del gene → più mRNA → iperespressione della proteina (mutazione quantitativa). Es. N-myc (neuroblastoma, retinoblastoma), C-myc (leucemia, tumore del polmone), HER2 (carcinoma mammario). Le copie extra possono trovarsi su piccoli frammenti extracromosomici (mini-DNA circolanti), segno di disorganizzazione nucleare.
  3. Traslocazione cromosomica: scambio di pezzi tra cromosomi, che crea geni chimerici (fusioni nuove) o pone un gene sotto nuovi regolatori iperattivanti. Es. Cromosoma Philadelphia (BCR-ABL), Linfoma di Burkitt, Linfoma Follicolare (BCL-2).
  4. Mutazioni nei recettori o nel promotore: recettori sempre attivi anche senza ligando, o trascrizione eccessiva.

Le mutazioni somatiche sono le più comuni nei tumori.

Classi di proto-oncogeni

CategoriaFunzioneEsempi
Fattori di crescitaStimolano la divisione cellularePDGF, EGF, TGF-α, VEGF, HGF
Recettori dei fattori di crescitaRicevono il segnale extracellulareEGFR (HER1), HER2/neu, PDGFR
Trasduttori del segnale intracellulareTrasmettono il segnale dal recettore al nucleoRAS, SRC, ABL
Fattori trascrizionaliRegolano l’espressione genica per la proliferazioneMYC, JUN, FOS
Cicline e CDKControllano il ciclo cellulareCicline D, CDK4, CDK6
Inibitori dell’apoptosiImpediscono la morte cellulare programmataBCL-2, survivina

Cascata di segnalazione: dalla membrana al nucleo

  1. Il fattore di crescita (es. EGF) si lega al recettore tirosin-chinasico.
  2. Il recettore si dimerizza e si autofosforila.
  3. Si attiva una cascata di chinasi intracellulari (RAS → RAF → MEK → ERK).
  4. Le chinasi entrano nel nucleo e attivano fattori trascrizionali (es. MYC, FOS).
  5. Si induce la trascrizione di geni che portano a crescita e divisione cellulare.

Quando una di queste proteine è mutata, il segnale resta sempre “acceso” anche senza stimolo esterno.

Storia e scoperta

Negli anni ‘70–‘80 si scoprì che alcuni retrovirus tumorali portavano geni capaci di trasformare le cellule, detti v-onc (viral oncogenes). Si capì poi che erano copie modificate di geni cellulari normali, i proto-oncogeni, presenti in tutte le cellule eucariotiche: il virus li aveva “rubati” dal genoma cellulare durante l’evoluzione per forzare la proliferazione dell’ospite e replicarsi di più. I geni virali sono spesso più corti e privi di introni, perché derivano da mRNA retrotrascritto. Es. v-srcc-src, v-mycc-myc, v-rasc-ras.

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