Miastenia Gravis
Definizione
Patologia autoimmune della giunzione neuromuscolare, caratterizzata da anticorpi diretti contro i recettori dell’acetilcolina o contro proteine ad essi vicine, che causano un malfunzionamento della placca. È la forma più comune di patologia della placca ed è post-sinaptica (vedi Patogenesi della Miastenia Gravis (Anti-AChR e Anti-MuSK)).
La conseguenza clinica è una mancanza di forza con una caratteristica distintiva rispetto alle altre patologie del motoneurone o del muscolo: la fluttuazione.
Epidemiologia
- Malattia trasversale e relativamente rara: si colloca al limite della malattia rara, ma è classificata come tale perché in questo modo i pazienti sono tutelati da una legislazione dedicata.
- Prevalenza di 10+/100.000.
- Recente aumento dell’incidenza, forse dovuto a maggiore attenzione diagnostica o ad altre ragioni ignote.
- Due picchi di incidenza:
- donne tra i 20 e i 30 anni, per questioni ormonali;
- uomini oltre i 60 anni, probabilmente per il calo del testosterone con sbilanciamento verso ormoni più femminili.
Quadro clinico
Forma oculare
La manifestazione più frequente è quella oculare: la maggior parte delle forme esordisce così, con ptosi palpebrale e diplopia nelle varie direzioni di sguardo. Dipende dal fatto che i muscoli oculari sono muscoli rapidi, che si muovono molto e spesso, e hanno quindi bisogno di elevate quantità di acetilcolina.
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Davanti a una diplopia la sede della lesione può essere il nucleo del nervo cranico, il nervo o la giunzione. È suggestiva di miastenia la diplopia variabile nelle varie direzioni di sguardo: il paziente all’esordio riferisce di vedere doppio alla sera, che la palpebra si abbassa alla sera, che il disturbo è più evidente quando è stanco; alla visita la diplopia non è sempre nello stesso punto, mentre in una lesione di nervo cranico è sempre dallo stesso lato (con eccezioni, per esempio una pseudolocalizzazione in un punto ben preciso).
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Qui si vede l’alterazione della motilità oculare del paziente che guarda nelle varie direzioni di sguardo: viene chiesto di guardare in alto a sinistra e un occhio non gira. Potrebbe trattarsi di un deficit del III nervo cranico da quel lato, ma alla visita il reperto non è fisso e cambia, e questo orienta verso la miastenia.
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Forma generalizzata
La malattia può rimanere limitata alla forma oculare o generalizzarsi. Nella forma generalizzata vengono coinvolti tutti i muscoli striati, e in particolare — come nella maggior parte delle miopatie:
- muscoli prossimali (cingolo scapolare e pelvico);
- muscoli respiratori, con dispnea;
- muscoli bulbari, cioè quelli innervati dai motoneuroni contenuti nel bulbo, con compromissione soprattutto di deglutizione (disfagia) e fonazione (disfonia), e in alcuni casi della masticazione e della muscolatura del collo (testa cadente).
Il quadro clinico è quindi caratterizzato da disfagia, dispnea e disfonia.
La sintomatologia bulbare va distinta dalla sindrome pseudo-bulbare, in cui non vi è disfunzione dei motoneuroni del bulbo ma del comando del primo motoneurone su di essi (per esempio negli esiti di un ictus esteso), e che si accompagna a riso e pianto spastico e a segni di liberazione corticale.
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Distribuzione del deficit
- Muscolatura oculare: ptosi e diplopia sono il sintomo d’esordio nel 40% dei casi, e la muscolatura oculare viene coinvolta nel decorso della malattia nell’85% dei casi.
- Muscolatura del volto: ipomimia (ridotta espressività del volto).
- Altri distretti: frequenti disfonia, disfagia e dispnea.
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Questa signora è fotografata in età giovanile prima della diagnosi, con occhi aperti e viso espressivo; dopo la diagnosi sono evidenti il deficit di motilità del volto e una ptosi.
I riflessi osteotendinei sono normali o leggermente ridotti, per la ridotta trasmissione dal motoneurone al muscolo; la stimolazione cutanea plantare è normale.
Classificazione e decorso
La forma generalizzata si classifica in lieve, moderata o grave; è definita grave soprattutto quando c’è un impatto clinico significativo con presenza di sintomi bulbari.
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Esistono diverse classificazioni: quella storica di Osserman è stata successivamente modificata; la classificazione della Fondazione MG americana del 2000 si basa su gravità e distribuzione della debolezza muscolare.
La storia naturale è quella di un deficit muscolare fluttuante, sia nell’arco della giornata sia nel corso delle settimane, con periodi di remissione alternati a fasi di malattia attiva e crisi miasteniche, scatenate per esempio da infezioni o stress. Storicamente, in assenza delle terapie attuali, la malattia era definita “gravis” per la debolezza muscolare severa che comportava un rischio elevato di exitus; oggi, pur esistendo ancora forme acute rischiose, è più gestibile.
In alcuni casi si verifica una remissione spontanea: nelle forme oculari lievi il paziente può restare in una condizione borderline, con periodi di diplopia alternati a fasi di visione normale. L’andamento dipende in larga misura dalla reattività del sistema immunitario, come in altre malattie autoimmuni (lupus eritematoso sistemico, artrite reumatoide), con fluttuazioni spontanee tra peggioramento e miglioramento. La terapia resta fondamentale per ridurre al minimo l’attività residua di malattia.
Associazione con altre malattie autoimmuni
Ipertiroidismo 3%, artrite reumatoide 2%, LES 1%, polimiosite 0,5%.
⚠️ Indicazioni del docente
Le classificazioni non vanno conosciute nel dettaglio: serve solo il principio su cui si basano.
🔗 Collegamenti
- Patogenesi della Miastenia Gravis (Anti-AChR e Anti-MuSK) — ⬆️ meccanismo
- Timo e Autoimmunità nella Miastenia Gravis — ⬆️ eziopatogenesi
- Iter Diagnostico della Miastenia Gravis — 🔬 diagnosi
- Diagnosi Differenziale della Miastenia Gravis — 🔄 diagnosi differenziale
- Crisi Miastenica — ⬇️ complicanza
- Esauribilità e Fluttuazione nei Disturbi della Placca — 🔬 segno cardine
- Inibitori dell’Acetilcolinesterasi (Piridostigmina) — 💊 terapia sintomatica
- Sindrome Miastenica di Lambert-Eaton (LEMS) — 🔄 forma presinaptica